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APPUNTI STORICI SULL’ALTA VAL TANARO E NOTIZIE LEGGENDARIE SULLA PRESENZA DI ALERAMO SUL TERRITORIO L’Alta Val Tanaro fu
originariamente popolata più di duemila anni fa dai Ligures che Strabone, nel
settimo libro della sua “Geografia”, descrive come amanti di territori
montuosi, a differenza dei Celti che preferivano le pianure. Le
prime notizie relative a questa antica popolazione locale risalgono al 205 a.c.
nel corso delle prime spedizioni romane
in questi luoghi del console
Tiberio Sempronio Gracco e L. Aurelio Lentulo col fine di creare vie di transito
verso Marsiglia. Si sa così di un’aspra battaglia che i Ligures locali
intrapresero contro i vicini
Ingauni, tribù appartenente allo stesso popolo, battaglia che si inserisce
nella conosciuta ed aspra disputa fra Roma e Cartagine. Mentre gli Ingauni
strinsero alleanza con Annibale, i Ligures scelsero di schierarsi con i
Romani. Questa fu la ragione per cui, secondo le “Storie” di Tito
Livio, gli ingauni – cartaginesi decisero
un’incursione in Alta Val Tanaro che fu all’origine dello scontro. Con la
fine della Seconda Guerra Punica, vinta dai Romani, gli Ingauni si affrettarono
a stringere alleanza con questi ultimi, e continuarono invece le guerre fra
Ligures e Romani fino alla definitiva inclusione della Valle Tanaro nel mondo
romano: la cosiddetta IX Regio Liguria, l’unica valle alpina dell’Impero,
che si estendeva dal mare sino al corso del Po. Della dominazione romana restano
sul territorio tracce soprattutto di tipo architettonico e viario. A partire dal
II° secolo a.C. iniziò un lungo periodo di pace per questo territorio
caratterizzato da un importante atto formale: la riorganizzazione amministrativa
attuata ai tempi dell’Imperatore Onorio (395 – 423 d. C.) che tese ad
organizzare il territorio in “municipia” con la nascita dei “distretti –
castra” comprendenti i “municipia” stessi. Il paesaggio si arricchì della
presenza del “Castrum”, il fortilizio. Mentre le città si cingevano di
mura, nelle campagne nascevano queste strutture caratterizzate da una cinta con
torre e cappella, ideale per raccogliere le genti del contado. Originarie delle
frontiere centrali e balcaniche dell’Impero, erano accompagnate da
fortificazioni minori (castella) e da torri di segnalazione (turres) di cui
sopravvivono molte testimonianze sul territorio vallivo. Questo nuovo
ordinamento portò l’Alta Val Tanaro a gravitare per la prima volta verso la
Pianura Padana piuttosto che verso il mar Ligure.Dopo le prime invasioni
barbariche, evento storico significativo fu per queste terre l’invasione dei
Longobardi (568 d.C) che conquistarono il Nord Italia tranne la Liguria costiera
per quasi un secolo la quale restò
in mano bizantina e che proprio in quegli anni assunse il nome di Marittima
Italorum, rompendo per la prima volta la continuità politico – amministrativa
– ecclesiastica fra la costa e l’interno, fra l’Albenghese e l’Alta Val
Tanaro. Le montagne valtanarine divennero in quegli anni
zona di confine fra due mondi, uno romano – germanico e uno greco –
bizantino, che si sarebbero affrontati in battaglia di lì a poco. Con la
conquista del Regno Longobardo, avvenuta nel 774, Carlo Magno assunse il titolo
di Re dei Longobardi e poi d’Italia. I territori cisalpini vennero suddivisi
in cinque ducati: Italia Neustria, Italia Austria, Aemilia, Tuscia e Littus
Maris.Nell’890 Ugo di Spoleto ripartì il ducato d’Italia Neustria in due
marche: d’Italia (Torino) e di Longobardia(Milano). Il nostro territorio fu
compreso nella prima. Intorno al IX secolo arrivarono in zona orde di predoni,
che la tradizione e la storiografia di fine Ottocento e inizio Novecento ha
voluto identificare come saracene, anche sulla scorta di testimonianze storiche
e di cronache delle epoche successive. I Saraceni sarebbero penetrati
nell’entroterra ligure e piemontese giungendo da Frassineto, l’attuale Saint
Tropez, funestando con saccheggi e predazioni tutto il Piemonte meridionale. Sul
nostro territorio restano tracce del loro passaggio in antiche torri di
avvistamento, in alcuni toponimi e nei fonemi di alcuni dialetti come l’ormeasco.
Importanti tradizioni come il Bal Do Sabre di Bagnasco, antica danza di
spadonari, porta gli echi di una leggenda legata al loro
passaggio e dominio su questo territorio. Anche il grano saraceno, uno
dei prodotti tipici della Valle, pare sia stato introdotto proprio da queste
popolazioni. Nel 951 Berengario II re d’Italia suddivise la Marca di Torino in
quattro parti, affidandole a persone di fiducia investite dell’importante
compito di riportare la pace in queste terre funestate dal passaggio delle orde
saracene. Al proprio figlio Guido affidò
quella di Ivrea; ad Arduino detto il Glabro spettò la più vasta, cioè quella
di Torino. A Oberto spettò la marca della Liguria Orientale e ad Aleramo la
marca della Liguria Occidentale comprendente le terre tra il Po, il Belbo –
Tanaro, l’Orba ed il mare con capoluogo a Savona. Molte le leggende fiorite
sul nostro territorio che lo riguardano, soprattutto quella concernente la sua
travagliata storia d’amore con la bella Adelasia..La storia ci narra che due
nobili che due nobili coniugi franchi, scesi in Italia attorno al 920 per
recarsi a Roma in pellegrinaggio, giunti a Sezzadio(AL) ebbero un figlio che
chiamarono Aleramo. Lasciato in custodia ad una nutrice locale, proseguirono il
loro viaggio, ma a Roma morirono. I signori di Sezzadio allevarono il bambino,
crescendolo all’uso delle armi e in seguito lo inviarono come paggio alla
corte germanica di Ottone I il Grande, che cinse la corona d’Italia nel 936.
Nella tremenda battaglia contro Aroldo, re di Danimarca e contro il re
d’Ungheria, avvenuta verso la metà del X secolo, Aleramo I SARACENI La presenza dei Saraceni in Alta Val Tanaro verso la fine del primo millennio è documentata da numerosi studi e ricerche: “I Saraceni nelle Valli di Cuneo” di V. G. Brunelli, “Le grotte dei Saraceni ad Ormea tra leggenda e storia” di G. Casanova, gli studi di B. Luppi e G. Patrucco e da ultimi G. Bocca e M. Lentini “Saraceni nelle Alpi, storia, miti e tradizioni di un’invasione medievale nelle Regioni Alpine occidentali”.Tracce visibili del loro passaggio sono presenti su tutto il territorio dell’Alta Val Tanaro. Lo dimostra la presenza di monumenti tuttora in buono stato di conservazione che funzionarono come punti privilegiati di avvistamento al fine di impedirne le scorrerie e di grotte, rifugi da essi utilizzati nello loro incursioni.Ad Ormea testimoniano il loro passaggio la Torre Saracena di Barchi e la Grotta dei Saraceni di Ormea.Diversi ricercatori italiani e stranieri hanno inoltre documentato coi loro studi l’influenza di matrici linguistiche della costa settentrionale dell’Africa su toponimi e su alcune denominazioni del dialetto d’Ormea.Un’ altro rilevante ricordo del passaggio dei Saraceni su questo territorio è desumibile da un certo tipo di gastronomia basata su coltivazioni con buona probabilità introdotte in Alta Val Tanaro in seguito al contatto avuto con questo popolo. Quella principale è la coltivazione del grano saraceno, che , seppure a fasi alterne e fino alla metà del Ventesimo Secolo si è sempre coltivato nella nostra Valle. Oggi la sua coltivazione è praticata in modo sporadico da alcuni contadini della zona, ma sopravvive il suo utilizzo in cucina. La polenta a base di patate e di farina di grano saraceno è di fatto il piatto tradizionale per eccellenza dell’Alta Val Tanaro. Secondo i dettami della tradizione essa viene tuttora condita con un delicato sugo di porri, funghi e panna, tutti ingredienti poveri e a disposizione della popolazione di montagna. Questa saporita tradizione culinaria viene riproposta in molte sagre e trattorie locali. Le leggende sul passaggio dei Saraceni in Alta Val Tanaro sono peraltro molte. Alcune si intrecciano con la vicenda di Aleramo, di cui si è da sempre raccontato di un lungo periodo di permanenza in queste zone, quando fuggì dall’Imperatore con l’amata Adelasia prima delle battaglie contro i Saraceni e della riconciliazione. Di fatto sia ad Ormea che a Garessio esistono strade dedicate ad Aleramo. IL DIALETTO DI ORMEASi tratta di una curiosa mescolanza di fonemi piemontesi, liguri, francesi ed arabi. Alcune parole presentano infatti la medesima radice di termini arabi, eredità linguistica dovuta al passaggio dei Saraceni su queste terre nel X° secolo. L’ORMEASCO si parla solo ad Ormea ritenuta a questo proposito un’ isola linguistica. Esiste un vocabolario della lingua ormeasca. TRADIZIONIFESTA DEL CORPUS DOMINIE’
la festa principale del paese caratterizzata
da un’antica processione che si svolge sotto un GLI ABOISi tratta di un’antica tradizione carnevalesca caduta in disuso negli anni ’50 ed oggi riproposta in tutti i suoi aspetti tradizionali. Durante la settimana di Carnevale, gruppi di giovani provenienti dalle frazioni di Chionea e di Chioraira, indossando un cappello nero a cui sono cuciti nastri colorati o travestendosi da donna con lunghe tuniche bianche e scialli, vagano suonando, cantando e facendo la questua attraverso le varie frazioni di Ormea. Nei luoghi dove arrivano improvvisano una festa a base di musica e di scherzi agli abitanti. L’ultimo giorno di Carnevale mettono insieme il cibo raccolto con la questua e finiscono di consumarlo in allegria. Oggi la tradizione viene riproposta il penultimo giorno di Carnevale lungo il percorso naturalistico ed etnografico della Balconata di Ormea e l’ultimo giorno di Carnevale per le vie del centro storico di Ormea. La tradizione storica: Le origini del carnevale storico di Ormea risalgono alle incursioni dei Saraceni del X secolo. La popolazione, stanca per le angherie subite per molti decenni da parte delle orde che si erano fermate nell'Alta Valle Tanaro, si era ribellata attaccando gli invasori con ogni sorta di arma. Per festeggiare la vittoria ottenuta e la nuova libertà ritrovata, i giovani si riversarono nelle strade organizzando feste e convivi. Con il passare dei secoli la festa si trasformò e venne creato il gruppo degli Aboi, un tempo rigorosamente maschile, composto dagli Aboi Nairi vestiti di nero (che rappresentano i maschi) e sono i ballerini e i cantanti della compagnia con un unico obiettivo: l'allegria - dagli Aboi Gionchi, vestiti di bianco, in numero pari ai Nairi (rappresentano le donne) anche loro ballerini e cantanti vestiti di bianco - dal Cavagnau: il personaggio con la cesta vestito di blu, adetto alla questua tra le case per procurare il necessario per la mangiata finale - dai Patoci: personaggi che hanno un arma terribile, a patlanca che produce un rumore assordante (rappresentano i giullari e i galanti della compagnia) vestiti in modo rurale con una maschera di pelle di coniglio o di agnello per non essere riconosciuti - dal Sunau: il suonatore della compagnia e dai Sarascii: i nemici saraceni che fuggono dopo la sconfitta ma fanno di tutto per bloccare gli inseguitori.
LA CASA DEL MUSEO ETNOGRAFICO ALTA VAL TANAROIl museo, sito in Via Madonna degli Angeli, è un vero e proprio percorso della memoria che, attraverso la fedele ricostruzione di alcuni dei più importanti ambienti domestici del passato, conduce alla consapevolezza tangibile di come e quanto si sia modificata la nostra vita quotidiana, di come si sia trasformata con il lento ed inesorabile fluire del tempo fra le cose che ad esso sopravvivono.
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